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Siamo davvero un mercato maturo? Di livello europeo o mondiale? Guardando al tema della programmazione dei film in uscita, da sempre uno dei più sentiti per chi opera in questo settore, qualche dubbio viene. Di programmazione ferrea – ad esempio – vive Hollywood, la “Mecca” del cinema. Basta sfogliare le pagine web di Boxofficemojo.com o di Imdb.com per scoprire le date di uscita dei titoli più importanti e attesi fino al 2022 (e anche oltre). Sono gli stessi studios a dichiarare pubblicamente i loro piani, durante le convention o con veri e propri lanci stampa. Ci possono poi essere spostamenti ma la sostanza non cambia: se si vuole sapere quando uscirà uno dei tanti blockbuster più attesi, si riesce a sapere in modo ufficiale. E questo aiuta gli studios in competizione a posizionare i loro film in modo che possano rendere al meglio; un aiuto per gli esercenti e per il pubblico. Purtroppo, la situazione è diametralmente opposta da noi. Prendiamo in considerazione il cinema italiano, i cui risultati sono determinanti per l’andamento stesso del mercato. Possibile, ad esempio, che ad oggi non si sappia ancora la data di uscita del prossimo film di Checco Zalone, il mattatore da cui dipendono le sorti del box office? Uscirà a dicembre 2017? A gennaio? E, nel caso, in che data? Stesso discorso si può fare anche per altri big come Alessandro Siani e Ficarra e Picone. Quando saranno pronti e verranno distribuiti i loro film? Per ora, tutto tace; si brancola nel buio. E non è un bel segnale. Non stiamo parlando di registi e film di seconda o terza fascia ma di protagonisti del box office. L’uscita di Zalone, per intenderci, condizionerà il posizionamento di diversi titoli, e non solo italiani. Se da una parte, quindi, gli Usa si segnalano per una capacità di programmazione invidiabile, in Italia siamo molto indietro. Si può dire che da sempre è così. Ma i mercati evolvono, le dinamiche cambiano e c’è bisogno di sempre maggiori certezze. È un problema di timore e di eccessiva prudenza dei produttori che preferiscono tenere tutto in segreto? Oppure di scarsa capacità organizzativa dell’industria? Non è che stiamo scontando una certa debolezza del settore distributivo che non sa imporre il proprio punto di vista e le proprie esigenze ai produttori, padroni assoluti delle loro creature? Sempre a proposito dei film italiani, c’è tutto il lato degli autori, i cui film sono legati alle sorti dei passaggi ai festival. Aspetto che impedisce di posizionarne in calendario l’uscita, se prima Cannes o Venezia non hanno dato il loro responso. E magari i film sono pronti da mesi… Veniamo poi all'altro aspetto, quello legato alla proposta dei film internazionali. Non è che in questo caso le cose funzionino meglio. Vero, rispetto al passato ci sono più certezze sulle date di uscita. Tuttavia, ancora troppi spostamenti, cambi di uscita, riposizionamento dei film da una stagione all'altra. E questo accade settimanalmente. Così come rimangono sempre troppe le incertezze sulle uscite estive. Tutti aspetti da tener presente e che certificano quanto, a livello di programmazione, ci sia ancora molto da fare in Italia. Un tema su cui distributori ed esercenti dovrebbero intensificare il dialogo per trovare soluzioni condivise e una più certa collocazione dei film durante l’anno. Nell'interesse di tutti.

Stefano Radice



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