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C’È TANTO LAVORO DA FARE

Ci sono alcuni dati che, quando vengono evidenziati, fanno riflettere seriamente. Uno di questi è il numero di titoli che escono in Italia e che sono in media più di 600. Il nostro mercato non è un’eccezione visto che in Francia, Gran Bretagna e Spagna i numeri sono anche più alti. Ma noi abbiamo a che fare con un mercato statico, anzi in contrazione nelle ultime annate e fortemente stagionalizzato. Rimane quindi centrale la domanda: è possibile promuovere tutti questi titoli? Si è provato a dare una risposta a Riccione, proprio durante il convegno che abbiamo organizzato in apertura di Cinè e che si è focalizzato su questo tema. Ovviamente promuovere tutti i film è impossibile per l’enorme richiesta di investimenti che richiederebbe. A quello degli oltre 600 titoli usciti bisogna aggiungerne un altro dato; che il 70% di questi incassa meno di 500mila euro, percentuale che si alza all’80% se ragioniamo in termini di cinema italiano. Ecco, quindi, che ci troviamo di fronte a un mercato che propone tanti, troppi, titoli che più che aiutare rischiano di appesantire il settore. Difficile uscire da questa situazione; in tutto il mondo assistiamo a un incremento dei contenuti prodotti che vengono immessi nel mercato. Però qualcosa si potrebbe cercare di fare. La prima è quella di avviare finalmente un discorso serio per il tanto sospirato prolungamento della stagione e riuscire quindi a spalmare i titoli su più settimane e non solo su nove mesi. Se ne parla da anni; forse adesso le associazioni e le principali aziende della filiera stanno arrivando a un vero piano che dovrebbe partire nel 2019. Speriamo… Il secondo aspetto riguarda le politiche che potrebbero seguire distributori ed esercenti. I primi dovrebbero riuscire, a monte, a selezionare con più attenzione i loro film in modo da proporre titoli che abbiano veramente un senso per le sale cinematografiche e per il pubblico, e che non puntino solo al grande schermo come trampolino di lancio per i passaggi televisivi. Anche gli esercenti, pur sottoposti a diverse pressioni, dovrebbero in alcuni casi dire dei chiari “no” ad alcune proposte di uscite non all’altezza; pensiamo in particolare ai due circuiti principali che avrebbero anche la forza dei numeri da far valere in una trattativa con i distributori. Un mercato più razionale e omogeneo aiuterebbe sicuramente il rendimento dei film. In aggiunta, però, sarebbe indispensabile sempre più una collaborazione proficua e innovativa tra esercizio e distribuzione per il lancio dei film. Cosa che non sempre si nota ma che, quando accade, rappresenta un vero valore aggiunto. Troppo spesso, invece, i gestori di cinema si appoggiano alle attività dei distributori senza contribuire con una creatività propria; un vero limite perché sono loro a conoscere direttamente il proprio pubblico e a sapere come poterlo ingaggiare. Le sinergie sempre più strette tra i due ambiti della filiera potrebbero essere una vera arma in più e il trade marketing un tassello indispensabile per la visibilità dei film in sala. Passando all’offerta nazionale, vanno coinvolti sempre più i talent, e in modo innovativo, perché sono loro ad avere presa sul pubblico. Soprattutto ci vorrebbero sempre più produzioni nazionali forti, in grado di sapersi porre all’attenzione degli spettatori; in questo la nuova legge può aiutare. Come si vede occasioni per lavorare in un modo nuovo non mancano. Sappiamo che si sta già andando in questa direzione ma è arrivato il momento di farlo nel modo più continuativo possibile. L’impressione che si ha, invece, è che troppo spesso le diverse parti della filiera si muovano autonomamente e senza una vera collaborazione.

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