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CHE SIA L’ULTIMA VOLTA

Segnatevi questi numeri: 37, 54, 39. Sono i titoli – mal contati – che usciranno al cinema tra settembre e novembre. E siamo sicuri, purtroppo, che altri se ne aggiungeranno per il solito autunno sovraffollato che penalizzerà molti film. Certo, perché a settembre e novembre avremo weekend in media con nove uscite e a ottobre anche con dieci-undici nuove proposte a settimana. Davvero troppe. Ci auguriamo veramente che questo possa essere l’ultimo autunno in cui ci troviamo in tale situazione. La novità è che ci affacciamo alla nuova stagione con un po’ più di ottimismo. E a ragion veduta. Sappiamo che i principali distributori e circuiti di esercizio stanno lavorando da tempo – con il supporto delle associazioni – a un piano pluriennale che dovrebbe portare al potenziamento dell’offerta estiva in linea con i principali mercati internazionali. Un piano che avrebbe ottenuto anche l’ok da Los Angeles. Attendiamo – forse già a Venezia? – l’annuncio dei primi titoli per il 2019. Chiaramente, un’estate con una pianificazione costante di titoli, alleggerirebbe l’autunno e contribuirebbe a favorire la vita dei film al cinema e la crescita conseguente del mercato. Perché è di questo che si ha bisogno. Ci stiamo lasciando alle spalle la peggiore estate da oltre un decennio. Numeri definitivi ancora non ci sono ma, soprattutto da metà giugno a metà agosto, il quadro è stato desolante con un solo vero blockbuster, Jurassic World - Il regno distrutto, e pochi altri titoli che si sono segnalati come l’action comedy Ocean’s 8 e gli horror Obbligo o verità e La prima notte del giudizio. Davvero troppo poco. È importante che le major e i principali distributori italiani siano riusciti a far capire anche a Hollywood che l’Italia è un mercato fortemente a rischio se non si riesce a dare vita a un vero cambio di impostazione.

Quindi, o si diventa un settore in grado di operare per 11-12 mesi all’anno, o il futuro sarà quello inevitabile di essere sempre più stagionali, con tutto quello che ne può conseguire. E sarebbero soprattutto gli esercenti a pagare le conseguenze di un’attività che funziona per otto mesi all’anno mentre i distributori, potendo contare anche su altre vie di sfruttamento per i loro film, avrebbero più risorse. Ma sarebbe comunque uno scenario da non augurare a nessuno. Ovviamente, il tanto agognato decollo della stagione estiva dovrebbe essere accompagnato da una forte campagna comunicativa per far capire allo spettatore che – tra giugno e agosto – al cinema accadrà qualcosa di importante. Sappiamo che anche in questa direzione gli operatori sono al lavoro per l’elaborazione di una campagna informativa che possa prevedere anche l’indispensabile supporto del Mibac. Chiudiamo con i CinemaDays, l’iniziativa promozionale a 3 euro che vede insieme Anec, Anem e Anica e che era stata pianificata dai Beni Culturali durante il mandato di Franceschini. Auspichiamo di non trovarci più nella situazione vissuta a luglio quando la settimana CinemaDays, sempre a 3 euro, è passata praticamente inosservata, senza film di appeal nuovi, con una comunicazione minima a supporto e con pochi esercenti che hanno investito per portare un po’ di pubblico in sala. Fatta così, la promozione non serve a nulla.

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