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IL CAOS REGNA SOVRANO

Due anni, sono passati due anni da quell’ottobre 2016 che, a ragione, è considerato come il mese che ha segnato un passaggio cruciale per l’industria cinematografica: l’approvazione della tanto sospirata legge cinema che si attendeva da cinquant’anni. Sono seguiti mesi di entusiasmo e speranze per un provvedimento che mette a disposizione di tutta l’industria audiovisiva risorse consistenti - un minimo di 400 milioni di euro all’anno - e che prevede incentivi per tutta la filiera e un piano straordinario per le sale. L’entusiasmo, però, con il passare dei mesi è andato via via affievolendosi; sono iniziate le prime perplessità e i primi mugugni. Colpa del tempo necessario alla stesura e all’approvazione dei decreti attuativi, indispensabili per rendere effettivamente operativa la legge. Tutto il procedimento si è completato nel maggio 2018. Questo, però, ha significato che per un anno e mezzo circa l’industria si sia un po’ fermata in attesa che diventasse operativa la nuova norma. Vero che erano in funzione i precedenti regolamenti, ma è anche comprensibile l’attesa di chi auspicava una rapida attuazione della legge in tutti i suoi ambiti. L’aspetto un po’ sconcertante e non prevedibile è che, ora che i decreti sono attivi, permane comunque un generale stato di confusione. Non ci sono convegni o eventi pubblici in cui una categoria non si lamenti per la difficoltà di poter accedere agli incentivi, per la mancanza di erogazione di risorse, per la complessità di comprensione dei decreti stessi o per la necessità di rivedere il valore economico dei crediti di imposta. Di questa situazione generale se ne è avuta una riprova anche agli Incontri Fice di Mantova di inizio ottobre. Insomma, il quadro è davvero complesso e caotico. Si aggiunga anche che, come ha dichiarato la Direzione Generale Cinema del Mibac, finché non saranno disponibili i nuovi codici tributo che devono essere definiti dall’Agenzia delle Entrate, i crediti d’imposta non potranno essere utilizzati. Come se non bastasse, al Mibac sono arrivate oltre 1.300 richieste di credito di imposta in vari settori. Valutarle e poi rispondere richiederebbe molto tempo e una macchina operativa molto articolata su cui la Direzione Generale non può contare. Tutto questo per sottolineare come la nuova legge sia lontana ancora dall’essere effettivamente operativa. Uno strumento potenzialmente molto importante e innovativo si sta rivelando forse troppo elefantiaco e burocratico per poter essere efficace? Speriamo decisamente di no, anche per non vanificare gli investimenti che gli operatori hanno effettuato in questi mesi in attesa di poter usufruire di incentivi fiscali e risorse. Se la legge non funziona, alcune imprese potrebbero essere a rischio chiusura. Sempre a proposito di legge, la normativa prevede (art.31) che l’Antitrust trasmetta ogni anno al Parlamento una relazione sullo stato della concorrenza nel settore. La prima, resa nota a luglio, ha evidenziato una filiera fortemente integrata al proprio interno tra distribuzione nazionale, locale ed esercizio, ma anche all’esterno per i legami con la produzione. La relazione ha evidenziato anche la difficoltà di accesso al prodotto per gli esercenti indipendenti sul territorio, arrivando a parlare di “strozzatura dell’offerta”. Niente di nuovo qualcuno potrebbe dire. Ma è la fotografia di un settore che vive ancora di vecchie dinamiche commerciali mentre dovrebbe essere più proiettato verso il futuro.

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