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Nuovi equilibri nella filiera

Il cosiddetto “decreto windows” per i film italiani, firmato a inizio novembre dal ministro per i Beni Culturali Andrea Bonisoli, rivela alcuni aspetti delle recenti dinamiche che animano la filiera cinematografica che vanno al di là del semplice provvedimento normativo. Anzitutto si è visto il comprensibile desiderio di chi guida il Mibac e del sottosegretario Lucia Borgonzoni, di mettere un suggello politico su un tema molto delicato per accreditarsi verso quel mondo cinematografico che li ha accolti con un certo scetticismo. L’attivismo di Borgonzoni in questi mesi – ricordiamo che il sottosegretario ha la delega al cinema – è servito anche a questo, a dimostrare che anche in questa legislatura i temi relativi al cinema sarebbero stati seguiti e non caduti nel dimenticatoio come capitato troppo spesso negli anni passati. C’è, però, un altro aspetto che ci sembra importante sottolineare. Il lavoro congiunto di distributori ed esercenti che in questi mesi hanno tenuto contatti molto stretti con il Mibac e la Direzione Generale Cinema guidata da Nicola Borrelli; un’opera molto importante nell’ottica di recuperare il terreno perso a vantaggio dei produttori durante la gestione Franceschini, rapporto che si è poi riverberato nell’impostazione della legge cinema. In questo c’è stata una certa abilità politica da parte dell’esercizio nel sapersi muovere unitariamente nel far presente le proprie esigenze a Via del Collegio Romano, cosa che non sempre era successa nei precedenti quattro anni e che più volte, pure durante convegni pubblici, era stata mossa come critica agli esercenti.

 

È anche frutto di questa abilità tattica se si è arrivati al “decreto windows”.

 

Giustamente, è stato osservato che il testo mette al centro la sala cinematografica e la tutela dalle contemporanee con le piattaforme. Ma il provvedimento rappresenta anche un supporto fondamentale per i distributori perché sancisce il principio di una modalità tradizionale di uscita in sala per i film italiani che vogliono accedere ai contributi pubblici. Netflix e le altre piattaforme, infatti, alla lunga potranno mettere in crisi non solo i cinema ma anche la distribuzione come la conosciamo oggi. Ecco perché negli ultimi mesi tra le associazioni, e in particolare tra quelle dei distributori e degli esercenti, si è accelerata, dopo le turbolenze legate all’uscita di Sulla mia pelle, una fase di dialogo intenso.

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