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Non so chi si sia quel genio, perché personalmente tale lo reputo, che online ha twittato: «Spesso chiamiamo confusione la paura di prendere una decisione». Si è firmato “anonimo”, ovvero “senza nome” o “nessuno” come ebbe modo di appellarsi l’avventuroso Ulisse durante una tappa del suo perenne e mitologico peregrinare verso Itaca. Ma stiamo divagando…

 

Tornando a noi, i nostri sono tempi confusi e in quanto tali, se il “senza nome” ha ragione, sono tempi in cui impera l’indecisione. Sono confusi perché sono complessi, e la nostra mente, che si è via via lasciata andare alla semplificazione per sopravvivere e difendersi da una mole tale di informazioni, stimoli e input che non riesce a processare, va in alcuni momenti in modalità stand by: è accesa ma non reattiva. E ciò – senza accorgercene – accade in ogni dimensione della nostra vita. Altro che l’alienazione della catena di montaggio di ottocentesca memoria! Vogliamo fare un esempio sull’economia italiana? Da una parte si legge che, secondo l’Istat, gli investimenti sono in ripresa e che la spinta continuerà anche nel 2018, con riflessi positivi sul pil, mentre dall’altra – nelle stesse ore – se ne esce Bankitalia minacciando un rallentamento dell’economia, che nei prossimi mesi potrebbe indebolire i bilanci delle famiglie, delle imprese e del settore finanziario. Ora, si tratta di soli due esempi, e neanche dei più abnormi, di quanto nel nostro Paese anche istituzioni serie e autorevoli come Istat e Banca d’Italia, si contraddicano tra di loro, creando – involontariamente – confusione in chi le segue.

 

Come reagisce la gente a un simile fenomeno? Subendo la confusione e quindi rallentando o immobilizzandosi per vedere chi ha ragione tra i due prima di prendere decisioni. E tutto si blocca. A volte credo, e non dovrei dirlo io che da anni mi occupo di informazione, che per un imprenditore o per un manager sarebbe meglio operare come le tre famose scimmiette: «Non vedo, non sento, non parlo». Alla cieca? No, seguendo solo il proprio intuito o istinto, che è quello che ha probabilmente reso l’uomo l’animale più evoluto rispetto agli altri. Decidere a prescindere dai dati forniti dall’evidenza, anzi a dispetto di essi. Che è un po’ la stessa cosa di quando si sostiene che bisogna rompere gli schemi e uscire dal seminato. Perché sono sempre più convinto che non sia la realtà a essere confusa, ma “solo” la percezione che noi abbiamo di essa.

Vito Sinopoli


Nato a: Rho (MI) il 15/03/1964.

In Editoriale Duesse da: sempre.

Esperto in: NIENTE.

Quando non scrive su Business People si occupa di: sto con i miei ragazzi, leggo fumetti, vado al cinema, sento musica e vedo gente.

Cosa gli piace: mia moglie, correre, frequentare mostre e musei, la musica black.

Non ama: i moralisti, i giornalisti tromboni, i reality, i logorroici.

Il film rivisto piĂą volte: IL PADRINO.

L'artista musicale preferito: Stevie Wonder e David Bowie.

Il libro: le lettere di Berlicche (CS Lewis)


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