Editorialisti

01 Marzo 2016

NON SI TRATTA SOLO DI NUMERI

Linda Parrinello

Sono ormai state assimilate e digerite le notizie relative al rebranding di Mtv e Deejay Tv, che nel primo caso ha perso la lettera M, ma ha guadagnato un bell’otto, mentre nel secondo – almeno per il momento – l’inserimento del numero nove ha preso il sopravvento riducendo al minimo il nome Deejay. Ovviamente non è solo questione di numeri, o di meri escamotage grafici e di puro marketing, ma di una ridefinizione di campo che arriva per entrambi, e guarda caso contemporaneamente, dopo l’avvio della stagione autunnale, in piena attività di quella invernale e in prossimità della campagna di primavera. Un segnale che potrebbe anche essere letto con l’espressione “adesso, cari competitor, viene il bello”. Insomma, con il rebranding è partito il secondo step della conquista dell’audience Dtt, e bisogna ammettere che – al netto delle buone performance della più storica Cielo – i risultati d’ascolto delle due reti free di Sky e Discovery, che si propongono apertamente di attrarre ed erodere la platea delle generaliste, sono già confortanti. In più, queste due pedine si spostano per consolidare la loro posizione strategica alla luce delle mosse che si sono registrate sulla scacchiera della piattaforma Dtt negli ultimi mesi, dopo un lungo periodo di stasi. Vedi la crescita degli ascolti di Rai4 in seguito al suo approdo al numero 104 di Sky (+38% di audience), il che fa ritenere che potrebbe avere a questo punto più risorse da spendere anche per competere sul digitale terrestre; piuttosto che il trasloco di Sky Tg24 dal 27 al 50 per fare posto al neonato Paramount Channel, il quale va a collocarsi proprio nell’area in cui operano già brand importanti come Iris e Top Crime, oltre a RaiMovie e alla stessa Rai4. Un’arena dalla quale si è però dovuta ritirare laeffe, ricollocatasi in esclusiva sul satellite, a dimostrazione del fatto che approdare sul Dtt, anche con una proposta intelligente, non basta, se non si ha una visione strategica di lungo corso. Ne sono la riprova i numeri dell’anno appena archiviato dove a crescere nella raccolta adv è stata la sola Discovery, di oltre il 21%, mentre gli altri operatori hanno lasciato sul terreno tanto – quasi l’8% di La7 – o poco – il 2,3% di Rai piuttosto che l’1,5% di Sky –, mentre Mediaset ha dovuto accontentarsi di un +1%. Diciamoci la verità: Tv8 e Nove Deejay col tempo minacciano di far vedere i sorci verdi alle reti generaliste ex analogiche perché stanno provando, con alterne fortune, a individuare una cifra editoriale che li contraddistingua all’interno del panorama Dtt. Adesso poi che hanno inserito nei loro brand il numero giusto per essere memorizzabili dal pigro spettatore medio, l’accerchiamento della platea è arrivato a uno step decisivo. Bisognerà aspettare ancora molto per registrare una reazione che sia non solo difensiva da parte degli altri player?

Linda Parrinello

In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


Archivio