Editorialisti

11 Marzo 2020

Lezione coreana a Hollywood

Stefano Radice

La vittoria di Parasite di Bong Joon-ho agli Oscar è stata davvero dirompente. Non ci sono altri aggettivi, tanto è vero che se ne sentono ancora le eco a distanza di alcune settimane mentre, solitamente, poco dopo la premiazione si perde quasi memoria di chi abbia vinto. Di Parasite, invece, si è parlato molto in chiave politica e sociologica, in un dibattito che è andato oltre quello critico cinematografico. È la potenza del cinema che si conferma ancora una volta. Ma non è tanto questo aspetto che qui ci interessa.

C’è un primo livello; improvvisamente tutti hanno scoperto il cinema coreano. Attenzione, però; Bong Joon-ho non nasce per caso. L’industria cinematografica sudcoreana è la terza al mondo per importanza dopo Hollywood e Bollywood e ha una lunga storia. Dal Paese orientale sono arrivati talenti che hanno vinto premi nei più importanti festival internazionali. Ai grandi maestri Kim Ki-young e Shin Sang-ok sono seguiti registi quali, ad esempio, Kim Ki-duk che ha realizzato film come Ferro 3, Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera e Pietà; Park Chan-wook che ci ha regalato la trilogia Mr.Vendetta, Old Boy e Lady Vendetta; Lee Chang-dong con titoli quali Poetry e Burning. Bong si inserisce in questo percorso e, grazie ai premi vinti, riuscirà a farsi conoscere da un pubblico più vasto rispetto a quello di appassionati che ha sempre seguito autori diventati veri cult. Bong diventerà un’icona, un modello cui ispirarsi. Ma non è tutto qui. La vittoria di Parasite è stata un messaggio ben preciso che i giurati dell’Oscar hanno voluto dare a Hollywood. Forse è arrivato il momento di non focalizzarsi prevalentemente sulla produzione di blockbuster che garantiscono incassi sicuri e che spesso sono sequel, prequel, reboot di altri film e di discostarsi un po’ dai filoni alla moda come i biopic sui grandi artisti o protagonisti della musica.

Va bene anche portare su grande schermo i classici della letteratura ma Parasite ci insegna che la forza del cinema è la scrittura, l’originalità, il fatto di saper sorprendere con la fantasia. Cosa che si sta smarrendo. E non solo a Hollywood. Ecco, a nostro avviso, il messaggio più forte di questo premio. Bisogna cercare di farne tesoro. Bisogna scovare nuovi talenti in grado di portare freschezza e novità, e in questo è fondamentale il ruolo dei festival che possono essere dei veri talent scout. Attendiamo con curiosità quanto emergerà dal prossimo appuntamento di Cannes a maggio. Dove Parasite è stato premiato, e dove tutto è cominciato.