20 Ottobre 2020  12:34

Fapav, 243 milioni di atti di pirateria durante la quarantena

Valentina Torlaschi
Fapav, 243 milioni di atti di pirateria durante la quarantena

Ecco i dati, le prospettive e le riflessioni presentati ieri nel webinar “Dopo il lockdown: ripartire insieme dalla legalità” organizzato dalla Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali

In Italia il Coronavirus ha innescato una “digitalizzazione forzata” della popolazione, avvicinando alla tecnologia anche quelle fasce sociali poco avvezze a strumenti informatici. E se il forte aumento di consumi digitali è un dato positivo, l’aspetto negativo è che buona parte di questi consumi digitali audiovisivi sono avvenuti per vie illegali. Lo ha sottolineato Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale Fapav, durante il webminar “Dopo il lockdown: ripartire insieme dalla legalità” organizzato ieri dalla Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali in collaborazione con MIA - Mercato Internazionale Audiovisivo. Bagnoli Rossi ha infatti mostrato come durante il bimestre di quarantena si siano consumati 243 milioni di atti di pirateria, contro i 69 milioni che si consumavano in media in un bimestre normale del 2019, e come l’incidenza della pirateria sulla popolazione sia passata dal 37% al 40%. È cresciuto anche l’utilizzo delle IPTV Pirata, dal 10% del 2019 si è passati al 19% nel bimestre “nero” del 2020. Il Coronavirus ha dunque dato benzina al consumo illecito che, come ha ricordato il segretario Fapav, già senza pandemia, porta a danni ingenti: secondo l’ultimo rapporto Fapav/Ipsos, la visione illegale causa una perdita economica di 591 milioni di euro specificatamente per il settore audiovisivo che arriva a 1,1 miliardi di euro se si considera l’indotto, oltre alla perdita di 5.900 posti di lavoro.

Bagnoli Rossi ha però voluto anche evidenziare come il lockdown abbia incentivato la sottoscrizioni a sistemi di consumo legale: durante i due mesi di quarantena si è infatti stimato un aumento dell’8% di abbonati alle piattaforme on demand ufficiali.

Tornando al consumo illegale, se durante la quarantena i pirati sono aumentati e hanno intensificato la loro attività, anche la lotta alla pirateria non si è fermata. Nei soli primi mesi del 2020, Guardia di Finanza e Magistratura sono stati impegnati in almeno 5 grandi operazioni, con blocchi di siti, Iptv e canali telegram; AgCom ha bloccato 297 siti solo su istanza di Fapav; e Fapav ha rimosso 4.000 link, 2.800 video e 6.000 pagine web.

A sottolineare il sempre costante impegno dell’AgCom nella lotta alla pirateria è stato lo stesso presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Giacomo Lasorella che ha voluto porre l’accento anche sul ruolo fondamentale della comunicazione delle forme di streaming legali. Lasorella ha poi ricordato come il commissario del precedente consiglio Francesco Posteraro usasse dire che “Internet non può essere un far web – ha ricordato – dominato dalla legge della forza e non dalla forza della legge”.

Come emblema dell’efficacia delle operazioni di Guardia di Finanza e Magistratura, sono invece intervenuti Laura Collini, Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia, e Massimo Lia, Procuratore Capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia. I due hanno presentato gli straordinari risultati dell’operazione “Evil Web” che lo scorso settembre ha portato al sequestro preventivo di 58 siti web illegali e 18 canali Telegram che, attraverso 80 milioni di accessi annuali, rappresentano oggi circa il 90% della pirateria audiovisiva ed editoriale in Italia.

Altra case history virtuosa legata alla lotta alla pirateria è quella presentata da Giampaolo Letta, Vice Presidente e AD Medusa, che è stata condotta per Tolo tolo. Un’azione preventiva – dunque attuata prima ancora che il film uscisse in sala – condotta dal team di Mediaset che si occupa di tutela del diritto d’autore, coordinato dall’avvocato Stefano Longhini e formato dai legali dello Studio Previti, che ha avuto un’efficacia finale altissima, arrivando a far oscurare il 97% dei siti che proponevano la visione illegale del film di Zalone (ne abbiamo anche parlato sul numero del 15-30 aprile di Box Office).

Stan McCoy, Presidente Motion Picture Association EMEA, si è invece soffermato sull’approccio “KYBC” (Know Your Business Customer), che consentirebbe di contrastare l’anonimato sul web, ormai una costante di chi opera illecitamente per sfruttare e guadagnare tramite l’utilizzo non autorizzato di opere audiovisive, attraverso la verifica delle informazioni fornite nell’ambito dell’acquisto di servizi quali hosting, domini, storage ecc. L’approccio “KYBC”, secondo McCoy «è fondamentale per la lotta alla pirateria e qui la tutela della privacy non c’entra nulla».

Fondamentale poi è continuare nel rafforzamento della normativa anti camcording, ossia le illecite registrazioni abusive dei film nelle sale: il film deve essere tutelato al massimo nei suoi primi giorni di sfruttamento soprattutto in un momento così delicato per il settore e per le nuove uscite in particolare. Proprio su questo, Francesco Grandinetti, General Manager The Space Cinema, ha spiegato come in questi mesi particolari il circuito di proprietà di Vue abbia incrementato i processi per prevenire la pirateria in sala, perfezionando le procedure di controllo.

La lotta alla pirateria è ora più che mai importante, visto il momento di difficoltà che sta vivendo il cinema e l’esercizio italiano. Fabrizio Ioli, Senior Vice President Home Entertainment & Consumer Product Warner Bros. Ent. Italia, ha sottolineato come, sebbene ormai la modalità distributive stiano cambiando (per esempio il Pvod), la sala rimanga sempre centrale: «come Warner abbiamo sfidato la sorte andando al cinema con Tenet proprio perché crediamo nelle sale».

Anche Davide Novelli, Presidente Cinetel e Distribution Director Vision Distribution, è dello stesso parere: «anche i nuovi modelli distributivi non possono prescindere dalla centralità della sala. Il fatto che i grandi blockbuster si siano spostati per poter uscire in sala e non in streaming è sì una scelta drammatica per gli esercenti ma deve essere anche letta come un segnale positivo: così facendo le major stanno confermando che anche per loro la sala è fondamentale».

A Novelli fa eco il collega Antonio Medici, Ceo Bim Distribuzione: «Il ciclo di vita di un film inizia proprio dalla sala. Se adesso non si riparte e non si riparte dalle sale, distribuendo film in sala, avremo grossi problemi. La sala è l’elemento più rischioso ma anche il più essenziale per un film. Senza le sale, tutto quello che c’è dopo svanisce».

Infine, Giorgio Tacchia, Ceo & Founder Chili ha posto l’accento sul fatto che l’alto tasso di pirateria nasconde però una forte domanda di contenuti in streaming che potenzialmente può essere anche soddisfatta da un’offerta legale. «Certo, questa offerta legale deve essere concorrenziale con quella pirata in termini di timing (la gente vuole quel film subito) e di presso (la gente vuole vedere quel film gratis). Noi lavoriamo per cercare di attrarre il consumatore creando una piattaforma il più aperta e universale e possibile e ultimamente abbiamo anche sperimentato offerte che vanno nella direzione dell’advertising vod, dunque una poter vedere un film senza pagare ma con pubblicità».

Quello che è emerso dal webinar è che dunque diventa fondamentale affrontare la problematica della pirateria in un’ottica di sistema e di collaborazione tra Industria, Istituzioni e Autorità. È stato più volte ribadito il ruolo centrale di AGCOM, come driver essenziale in termini di efficacia nel contrasto del fenomeno che è in continua evoluzione, basti pensare ai nuovi servizi che forniscono DNS alternativi capaci di aggirare i blocchi. Ma occorre anche velocizzare il recepimento da parte del Governo della Direttiva Copyright seguendo fedelmente il testo della direttiva europea, e puntare a nuove Proposte Legislative, che sono state presentate in Parlamento e attendono di essere discusse. Il fenomeno della diffusione illecita di contenuti audiovisivi non è solo legato alla proliferazione di piattaforme non legali ma esiste un crescente problema legato ai domini truffa emersi con grande evidenza durante il lockdown.

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